IL SESTO RITO TIBETANO NELL’AMORE DI COPPIA


Fare l’amore con il Sesto Rito Tibetano è una pratica di coppia extra-ordinaria.

Premessa:

la pratica dei Riti Tibetani nasce nei monasteri, non solo come attività ginnica integrata all’ora et labora – prega e lavora – ma come dinamica rivolta a elevare l’impulso sessuale in una comunità maschile composta di anziani, adolescenti, giovani uomini e bambini, con tutte le problematiche del caso, poiché non sempre si nasce “già monacali” e la natura maschile non aiuta, anzi favorisce una produzione giornaliera di liquido seminale atta alla continuità della specie… quindi il richiamo c’è e si fa sentire, monaco o non monaco.

La sequenza dei Riti, nutrendo i Chakras superiori, solitamente interdetti, permette un contenimento delle pulsioni con lo scopo d’incanalare e indirizzare i fluidi sessuali verso l’ipofisi e l’epifisi, affinché possano instaurare il ponte di comunicazione per riaprire, a livello energetico, la fontanella e consentire un contatto cosciente con la realtà superiore. (Se desideri approfondire, la mia ricerca è in costante aggiornamento qui: www.myalurgo.ch – sezione Ebook, gratuito).

Dirigere volontariamente “verso l’alto” la propria energia sessuale è una vera e propria rivoluzione, soprattutto in questo periodo storico, dove il ruolo della donna è gravemente snaturato dal femminino sacro, dalla sorellanza, dal buon senso di sé, mentre l’uomo è sempre più tartassato da immagini sensuali, mai come oggi così gratuite, esplicite e accessibili… chissà poi perché e a chi giova tutta questa “libertà”… non certo ai Signori Uomini, che a ogni eccesso di piacere – coito – perdono millilitri di vitalità, per quanto vi è ancora qualcuno convinto che sia uno sfogo quotidiano necessario… anzi, addirittura morire nella performance sarebbe il sogno di una vita!

Soffocati dai luoghi comuni e dai ruoli imposti dal sistema sociale, i Riti Tibetani sono ancora una risposta valida, soprattutto per gli uomini, perché sono concepiti da uomini per gli uomini. Una risposta da comprendere pienamente e adattare al quotidiano, anche con delle varianti più consone alla vita di coppia, perché chi pratica i rituali non sempre ha interessi ascetici e molti, nel dubbio, esercitano solo fino al 5. Rito, come se nel Sesto fosse latente un pericolo.

Ne parlo con schiettezza, perché dopo anni d’insegnamento mi vedo costretta periodicamente a rincuorare i partecipanti maschi sulla validità della tecnica di questo “tenebroso rituale” per la trasmutazione della sessualità e le domande sono tutte tenerissime: mi funzionerà ancora? Farà bene alla prostata? Il seme inespresso imputridisce? Cosa mi succederà nei pensieri? Questa è la mia preferita!

Visto che pratico dal 1997 desidero pertanto dare la mia testimonianza definitiva 🙂

  • il Sesto Rito non rende impotenti, non mortifica, non manda in avaria il sistema
  • il Sesto Rito permette l’osservazione e la gestione del proprio impulso sessuale
  • il Sesto Rito innanza al settimo cielo o settimo chakra l’energia vitale; i primi cinque Riti servono ad allenare e innalzare il quid energetico-sessuale sino ai chakras superiori
  • il Sesto Rito è il Vero Elisir di lunga vita

perché il liquido seminale, non è solo un composto fisiologico di acido ascorbico, antigeni del sangue, calcio, cloro, colesterolo, acido citrico, creatina, magnesio, calcio, azoto, fosforo, potassio, zinco, pirimidina, sodio, sorbitolo, vitamina B12… ma è la quintessenza per creare un nuovo essere. Lo sperma contiene un quid eccezionalmente san(T)o.

La radice stessa della parola seme, significa sacro.

Perché allora avere ancora remore a eseguire il Sesto Rito per un massimo di tre volte?

L’unica cosa che otterrete con l’esecuzione costante del Sesto Rito, oltre al benessere psico-fisico, alla longevità e al vigore, è la disattivazione del pilota automatico dell’eccitabilità, del turbamento, del sovraccarico emotivo per ogni nonnulla, con relativa spossatezza.

Evolvere la propria sessualità significa non essere più vittima di ogni provocazione interna ed esterna, giacché il desiderio sessuale diventa una scelta libera, non più un meccanismo incontrollato trascendente la volontà.

Prima di passare alla mia personale esperienza del 6. Rito nella dinamica sessuale della coppia, desidero portare ancora una volta l’attenzione ai monaci tibetani, ideatori dei rituali, i quali in solitaria, senza un partner, acquisiscono l’arte della rigenerazione, causando in se stessi l’androgino perfetto: l’unione del maschile e del femminile; la comunione dell’anima con lo Spirito. Progredire è pertanto il “compito umano” assegnatoci: si nasce, si muore (e se ci riusciamo) si ascende pure da soli.

Chi lo desidera, può optare per il piano B, quello dell’Eden e della coppia (anche quella che scoppia, tipo Adamo-Lilith, prima moglie, troppo esuberante sessualmente e quindi distanziata), per quanto questa dinamica – IL SESTO RITO TIBETANO PER L’AMORE DI COPPIA – sia chiaro, non è stata testata dai casti monaci, sappiatelo!!!

Mya Lurgo, A(t)trazione estatica, lightbox, digital art, LED, incisione al laser, 2013

Come portare il Sesto Rito nella relazione di coppia? La questione apre molti scenari, a partire dai partecipanti: l’uomo e la donna.

Uomo, veicolo fisico maschile (trasmittente) e corpo eterico femminile.

Donna, veicolo fisico femminile (ricevente) e corpo eterico maschile.

Altri accoppiamenti non sono previsti. Non è un giudizio, è un fatto: dall’unione del maschio e della femmina si genera l’androgino a livello fisico ed eterico.

Non un uomo e una donna occasionali, bensì una coppia vera, stabile, di amanti sinceri, con un orizzonte comune: il celestiale, anche perché l’uso del preservativo è da evitare, onde permettere lo scambio magnetico tra i genitali. Meglio attendere pertanto “giorni sicuri” onde evitare gravidanze inattese; non da ultimo avere “voglia”, ossia avere in deposito del materiale sessuale da trasmutare.

Chi pratica il Sesto Rito con regolarità, detto tra noi, tutta questo desiderio non ce l’ha, perché è stato sublimato, come da norma del Monastero. L’organo però funziona bene, per quanto non vi sia più la pressione genitale a farla da padrone. L’unione di coppia è certamente sempre possibile, ma non perché si ha necessità di sesso. L’impellenza si esaurisce nella pratica del Sesto Rito.

L’interruzione del 6. Rito, siatene certi, riporta tutto alla  consueta “bestiale” normalità a cui siamo assoggettati, assuefatti, affezionati; occorre pertanto sapersi regolare e fare esercizio di autocoscienza: se sei single, fai il Sesto Rito per non patire le pene dell’astinenza. Se sei in coppia tieni con lei/lui un diario, che includa il ciclo mestruale, la luna piena e nuova, i ritmi della vostra pratica e le date dei rapporti.

Per le ladies sarebbe notevole segnare i giorni di maggior desiderio.

Chi fa uso della pillola anticoncezionale avrà difficoltà a riconoscere i ritmi del proprio corpo, per questo sarebbe bene trovare una via meno invasiva, perché le donne sono sulla Terra per ESSERE, non per inibire l’espressione della Natura in loro.

Tanta roba? Eh sì, l’essere umano è vasto. Anzi, è un miracolo, ma torniamo al punto…

Il Sesto Rito tibetano, se si è in coppia, va fatto “su misura”, altrimenti ci si riduce a monaci in relazione, perché la passione cede il passo al reciproco amore incondizionato e fraterno.

Ancora più roba di prima, avete ragione… occorre essere pronti per così tanta, troppa spiritualità!

Conviene fare l’amore con amore, senza più urgenza di carnalità e giacché “tutto è puro per i puri” , sarà l’amore e mai il sesso o la tecnica, a permettere l’apertura del Chakra del Cuore: stargate indispensabile per bypassare l’energia sessuale dai genitali alla testa, invertendo le priorità… come in alto così in basso.

Il ruolo della donna, quando si fa l’amore con amore, torna a essere quello della “levatrice”.  L’ erotismo c’è, i corpi sono nudi, ma non è un fare volgare, perché l’obiettivo non è l’eiaculazione. L’obiettivo è il Cielo e nessuno sfianca nessuno.

La donna, nel suo percorso da levatrice, troverà il senso di sé e ridefinirà lo spazio della propria interezza, del proprio valore e della propria bellezza, senza più miserie. La donna non conquista l’uomo per legarlo a sé. La donna si fa tramite per ricondurlo alla Casa della Luce.

In questa pratica, dove “anche gli angeli sorridono…”, le movenze sexy e porno vanno a scemare, per non congestionare troppo la natura dell’uomo, il quale è già impegnato in un’operazione extra-ordinaria: trattenere il seme per trasmutarlo non solo a livello energetico, ma anche fisico.

Taluni sono spaventati da questa “inversione o iniaculazione”, ma se qualcuno si facesse coraggio e provasse almeno una volta al mese, nei giorni non fertili, quest’impresa da Cuor di Leone darebbe i suoi frutti, senza danni.

Il luogo è importante. I profumi. Lo sguardo, il contatto e tocco reciproco, come se i partner stessi fossero delle reciproche soglie spirituali.

Il passaggio da un’energia focosa a una calma, tiene acceso il fuoco sotto la cenere, senza consumarlo nell’immediato piacere dei sensi, quello a cui ci si affida anche solo per abitudine.

Il movimento nella penetrazione è completo, sinergico e fluido, accompagnato da una respirazione, il più possibile circolare, attraverso il naso.

Possono esservi e vi sono spesso anche dei momenti dove l’erezione si affievolisce, ma non importa, basta continuare a respirare insieme – fare l’amore – contrarre il perineo e sollevare l’energia. Non c’è alcun giudizio.

In questa forma d’amore si è completamenti accolti e accompagnati dalla propria compagna, la quale può soffiare lentamente sul petto dell’uomo, massaggiarlo, fare delle lievi pressioni, per consentirgli di rimanere aderente al proprio cuore senza perdersi, e così la coppia resta unita, insieme, all’unisono, nel corpo, nel respiro, nei sentimenti e soprattutto nell’intento.

I pensieri della donna sono importanti perché vanno a impregnare i fluidi che condividerà con il proprio compagno, quindi occorre rinunciare a determinate fantasie, favorendo un monologo interiore più simile a una preghiera, a un’invocazione, quale sostituzione di un linguaggio più colorito e spinto, perché bisogna stare attenti a non sopraffare l’altro, presi dal desiderio di concludere.

“L’importante è finire”… famosa canzone, non va d’accordo con questa pratica.

L’intento non è più sfogare la tensione erotica attraverso i genitali, bensì coinvolgere l’intero corpo nel processo che associa piacere corporeo e desiderio metafisico di unione con se stessi, con il/la partner e con il Creato.

L’amore si fa in tre: lei, lui, il divino.

Mya Lurgo, Corpo infinito, lightbox, digital art, LED, incisione al laser, 150×93 cm, 2013

La reciproca contrazione perineale/pubococcigea dei partner risveglia l’energia sessuale e la convoglia, dove lo sguardo interno si posa, oltre il terzo occhio, attraverso un’ascesi di brividi, calore e godimento nella colonna vertebrale, sino a che si formi davanti all’occhio interiore la Visione, ogni volta più intensa, espansa, nitida, duratura. Più si matura nell’esperienza, più l’esperienza si presenta in tutta la sua incredibile ampiezza.

Essere insieme è anche questo accompagnarsi al di là dei corpi, ma una volta raggiunta la Casa della Luce, l’uomo vedrà la propria compagna nella sua essenza e potrà finalmente amarla di un amore incondizionato, perché dove c’è Luce finiscono i bisogni, le pretese e le rivendicazioni che affliggono anche gli amori migliori.

L’Amore incondizionato è ciò che accomuna il monaco realizzato, alla coppia che si riconosce alla Luce della propria essenza. Tutte le strade conducono a Roma o meglio, all’amoR.

Questa dinamica è possibile portando attenzione durante l’atto, per incitare il percorso di risalita e controllo cosciente della spinta orgasmica, il che non significa stressare il decorso naturale fermandosi più volte in estremis (coito interrotto), bensì elevare progressivamente la tensione erotica dalla pancia, al cuore, alla gola, alla testa mantenendo la reciproca tensione erotica senza il classico tracollo.

Il piacere è garantito per l’uomo, anche se l’eiaculazione non avviene esternamente.

Occorre però una grande fermezza e una forte chiusura a livello perineale e anale da parte di entrambi, per evitare la fuoriuscita del liquido spermatico.

Quando la corrente però è in risalita e si è già avvezzi nella pratica, è possibile dirigerla in un moto toroidale attraverso la respirazione.

La posizione durante il rapporto è quella del missionario, occhi negli occhi: lei sotto, lui sopra simulando l’asana del cobra – fase terminale del Quinto Rito – a gambe quasi unite, per favorire il mula-bandha o sigillo del pavimento pelvico.

Le mani della donna poggiano sulla schiena del compagno, riscaldando la zona sacrale dove resiede la kundalini e accompagnano la risalita dell’energia sessuale lungo il canale centrale – sushumna – della colonna vertebrale.

La respirazione è circolare e unanime. Non c’è fretta, c’è condivisione, attesa, pazienza, motivazione, contemplazione.

Nel momento cruciale, quando l’uomo inizia a sentire brividi, scosse, piacere… lei spinge i fianchi del compagno verso il basso, mantenendo il bacino e facendo la propria contrazione perineale mentre lui, inspirando fortemente, ritrae gli organi interni, chiudendo ermeticamente ano e pavimento pelvico, come nel Sesto Rito. Probabilmente l’uomo noterà un differente sapore nella propria salivazione, una sorta di gusto metallico, ferroso o simile, difficile da descrivere.

la “pratica del cobra” conduce all’estasi


ma l’estasi è solo un picco emozionale

poi deve subentrare la volontà di rientrare in quella Luce anche da soli

Nella solitudine avviene il matrimonio mistico

L’uomo incontra nel proprio Sé, il Femminino e la donna incontra lo Spirito

Quando un uomo sperimenta una tale intensità


apre il canale ricettivo

la forza sessuale rigenerata lo collega allo Spirito

può così entrare in contatto con il proprio Sé


grazie alla donna che non l’ha preteso per sé

ma l’ha condotto a Dio

La donna con l’Io Sono esposto
 è completa in sé

e induce altre vite a ricercare la medesima integrità

per unificarsi
al piano di Dio per la salvezza

L’estasi non fa anima in sé


ma è un elemento importante dello stesso vivere la vita

Ogni donna ha da acquisire questa tecnica


per portarla nella vita pratica del proprio compagno

affinché non sia più vista solo come donna, bensì come Levatrice

(Estratti da The Golden Book XIV)

L’orgasmo femminile spesso è il propulsore che stimola l’uomo a portare in alto il proprio piacere, di chakra in chakra, senza emissione del seme. In tal caso è bene che la donna si osservi nell’apice del proprio godimento: restare presenti, non perdersi, non morire, consente di offrire e trasmette volontariamente ai genitali maschili questa scintilla.

La donna, a differenza dell’uomo, non ha una perdita energetica prorompente nell’orgasmo, quindi può farne buon uso, ma senza cupidigia.

L’obiettivo della coppia resta sempre il celestiale, non orgasmi multipli, come certe scuole tantriche insegnano.

Trattenere il piacere e spingerlo verso l’alto è altresì una tecnica che la donna può attuare e questo riscalderà ulteriormente l’atmosfera della coppia, perché vi sarà un accumulo sempre maggiore di tensione e i corpi ne beneficeranno per osmosi, caricandosi progressivamente per poi liberarsi nella regione cranica come un’esplosione.

La “castità scientifica” di entrambi, ossia la volontaria rinuncia all’orgasmo esteriore, metterà in circolo nei corpi un’infinita energia creAttiva, definita l’Elisir dell’Immortalità.

Quando la coppia ha preso dimestichezza con la pratica e il canale maschile è divenuto totalmente libero, l’uomo può durante il rapporto, disgiungersi dalla propria compagna, trovare una posizione comoda con la schiena eretta e concludere in solitaria, ma non in solitudine l’ascensione della propria sessualità. Quando un uomo impara a elevare le proprie passioni, senza più doversi fondere con la donna, può ritenere di aver ripristinato la Via dell’Eden e questo cambia tutti i parametri, perché un tale uomo ha evoluto in sé l’attitudine del monaco.

La donna, per ispirare un uomo a cimentarsi in vette così sublimi, soprattutto se lui non ha già alle spalle un percorso spirituale collaudato, necessita di rimanere in stretta comunicazione con il proprio Sé; senza questa comunione, veritiera e costante, non saprà come innalzare il proprio amato.

Accompagnare il proprio uomo al Sé

è compito del Nuovo Femminile

Una donna che si accaparra un uomo per se stessa

senza ricondurlo al divino Sé

Io Sono

non è degna di questa femminilità 

(Estratti da The Golden Book X)

Ogni coppia potrà con questo breve articolo sviluppare la propria formula d’amore, tenendo ben presente che ogni elevazione dell’energia sessuale a Potenza Superiore è un’offerta, dal micro al macro-cosmo.

Non si tratta solo di sviluppare “i siddhi”, i poteri del terzo occhio, ma di rimettere il corpo, la mente, il cuore e l’anima della coppia a Dio, nell’Olos, nel Campo Unificato o come vi piace chiamarLo.

Affidarsi in meditazione sarà illuminante. Meditare insieme, fare l’amore insieme, incontrare il Sé insieme, questo è lo Spirito della Coppia: da due a uno nell’Uno.

La reciproca buona volontà e purezza nell’intento sono fondamentali.

Grave è dare le perle ai porci, non agli asini, perché i rituali pervertiti producono danni, amarezza e Karma.

Poco importa non sapere, essere insicuri, sbagliare, con il tempo, la pratica, l’umiltà, il sorriso, l’affidamento e l’ancoraggio alle Forze della Luce… gli amanti vivranno una rinnovata verginità, perché quando la sessualità si estende oltre se stessa, esaurisce il proprio scopo, ma l’AMORE resta, senza circonferenze e questo fa di ognuno, un monaco.

In conclusione:

La tecnica di coppia per la trasmutazione sessuale del seme maschile, può essere una fase intermedia per chi desiderasse procreare “con coscienza”, poiché tale pratica conduce i due amanti a una forte presenza a se stessi e concepire un figlio (evidentemente con eiaculazione) in questa maniera è realmente un’immacolata concezione.

Immacolata perché nessun pensiero estraneo di passionalità inficerebbe l’energia del nascituro e questo venire al mondo o alla luce in purezza d’intenti, ossia senza perdersi nell’orgasmo, giacché entrambi gli amanti restano vigili nell’atto riproduttivo, farebbe una grande differenza per lo spirito che incarnerà il veicolo fisico predisposto dalla coppia. Spirito che nella propria vita sarà condizionato, nel bene e nel male del corredo karmico previsto, dall’energia del concepimento, dal vissuto della madre in gravidanza e dal parto. Dinamiche mai fini a se stesse, ma riconducibili all’avvio di ogni nuova attività… motivo per il quale spesso si sente dire: “quest’impresa è stata un parto”…

Intimità di coppia, 4 Fiori Australiani per una felice e serena vita insieme: www.saratrabalza.com/intimita-coppia-fiori-australiani-felice-serena-vita

L’amore tra gli esseri è YOGA, unione, unità, sacralità

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